Le consulenze sui minori possono riguardare aspetti personali o relazionali, nell’ambito sociale, scolastico o familiare, quali, ad esempio:

  • fasi critiche legate all’età
  • difficoltà di inserimento nella vita scolastica con compagni di classe o insegnanti
  • problemi nei rapporti con i coetanei anche al di fuori della scuola
  • bullismo
  • difficoltà nello studio
  • orientamento scolastico
  • difficoltà relazionali in famiglia
  • paura o ansia
  • gestione delle emozioni
  • bassa autostima
  • sessualità
  • rapporti di coppia
  • disturbi del comportamento alimentare
  • comportamenti compulsivi verso giochi d’azzardo, videogiochi, internet, shopping.

In bambini ed adolescenti, i sintomi sono spesso di tipo affettivo, motorio o somatico (mal di pancia e mal di testa ricorrenti); a volte i problemi si presentano solo nell’ambito scolastico, come, ad esempio, un’ incapacità di stare fermi o attenti o difficoltà di adattamento. E’ importante capire se dietro questi sintomi si nasconde qualcosa di più profondo, in modo da poter intervenire precocemente e favorire il percorso di crescita.

Il colloquio con i bambini ha come modalità di comprensione, relazione ed intervento prettamente il gioco nelle sue diverse tipologie, canale che il bimbo utilizza di per se in modo spontaneo. I colloqui con gli adolescenti sono spesso relativi ai cambiamenti che caratterizzano l’adolescenza, essendo una fase assai delicata. Mi occupo in particolare dei disturbi di apprendimento, collaborando con il reparto di Neuropsichiatria Infantile di L’Aquila.
In effetti, in tutto il mondo moltissime famiglie sono coinvolte, prima o dopo, nelle problematiche scolastiche dei propri figli. Sull’altro fronte, gli insegnanti si lamentano con grande frequenza delle difficoltà di apprendimento manifestate dai loro allievi. I profili fondamentali che potrebbero sottostare ad una difficoltà scolastica importante sono i seguenti:

  • condizione di handicap (mentale, sensoriale visivo, sensoriale uditivo, multiplo);
  • disturbo specifico di apprendimento;
  • disturbi specifici collegati: disturbo di attenzione e/o iperattività (DDAI) e d altre problematiche evolutive come i disturbi del comportamento e della condotta;
  • svantaggio socioculturale;
  • difficoltà scolastiche in altre aree scolastiche, come, ad esempio, la lingua straniera.

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) riguardano un gruppo di disabilità in cui si presentano significative difficoltà nell’acquisizione e utilizzazione della lettura, della scrittura e del calcolo.
La principale caratteristica di questa categoria è proprio la “specificità”, ovvero il disturbo interessa un circoscritto dominio di abilità indispensabile per l’apprendimento (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Ciò significa che per avere una diagnosi di dislessia, il bambino non deve presentare deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici.
La dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente. Il bambino, all’inizio del percorso di scolarizzazione, mostra difficoltà a riconoscere le lettere dell’alfabeto, a fissare la corrispondenza fra segni grafici e suoni e ad automatizzare tale processo di conversione. Tale difficoltà si ripercuote sull’apprendimento scolastico e sulle attività di vita quotidiana che richiedono la lettura di testi scritti.

La disortografia è un disturbo specifico che riguarda la componente costruttiva della scrittura, legata quindi agli aspetti linguistici, e consiste nella difficoltà di scrivere in modo corretto da un punto di vista ortografico. Il bambino disortografico presenta una difficoltà nell’applicare le regole di conversione dal suono alla parola scritta e quindi a riconoscere i suoni che compongono la parola, a individuare le regolarità o irregolarità ortografiche e a individuare il corretto ordine con cui questi elementi si compongono.
La disgrafia riguarda la componente esecutiva, grafo-motoria (scrittura poco leggibile); si riferisce alla difficoltà di scrivere in modo fluido, veloce ed efficace. Il bambino disgrafico può presentare una cattiva impugnatura della penna o matita, poca capacità di utilizzare lo spazio nel foglio, difficoltà nel produrre forme geometriche e nella copia di immagini.

La discalculia riguarda la difficoltà a comprendere ed operare con i numeri e la difficoltà automatizzare alcuni compiti numerici e di calcolo. Il bambino discalculico può presentare difficoltà nella cognizione numerica (meccanismi di quantificazione, seriazione, comparazione, capire il valore posizionale delle cifre, associazione numero quantità, eseguire calcoli a mente) nelle procedure esecutive (lettura, scrittura, messa in colonna dei numeri) e di calcolo (recuperare i risultati delle tabelline, recupero dei fatti numerici e algoritmo del calcolo scritto).

Si tratta dunque di disturbi distinti, ciascuno con una propria fisionomia, ma che spesso nella pratica clinica risultano associati tra loro.
La diagnosi di dislessia, disgrafia e disortografia, di discalculia, viene fatta in seguito ai risultati di test specifici volti ad accertare lo stato degli apprendimenti delle abilità strumentali, il funzionamento cognitivo, neuropsicologico ed emotivo.
Tra le cause sono state principalmente indagati i fattori genetici e quelli acquisiti (sofferenza cerebrale precoce, lesioni di varia natura, ritardi maturativi, ecc.).
L’esperienza clinica e i dati riportati da numerose ricerche suggeriscono che i disturbi specifici dell’apprendimento sono frequentemente associati a disturbi emotivi e comportamentali.
Gli interventi devono interessare sia il trattamento del disturbo specifico, attraverso operatori specializzati e programmi mirati, che l’organizzazione emotivo-relazionale. Questi ragazzi mostrano una grande sofferenza psicologica legata ai vissuti delle loro carenze; tali vissuti possono incidere pesantemente sull’autostima e la motivazione ad apprendere.

Spesso accade che il loro funzionamento sociale all’interno del gruppo classe risulta più problematico; il sentirsi incompetenti nell’apprendere può comportare un sentimento di inferiorità nelle interazioni tra pari, che man mano diventano sempre più sporadiche. Inoltre il percorso scolastico di questi soggetti è frequentemente segnato da ripetuti insuccessi: gli insegnanti e i genitori possono attribuire questi esiti ad una mancanza di impegno, colpevolizzandoli come oppositivi, pigri, non interessati. Dal canto suo se il ragazzo percepisce che le sue difficoltà non gli vengono riconosciute, per proteggersi evita i compiti e/o mette in atto comportamenti disturbanti, con conseguente degenerazione delle relazioni con gli adulti. In questa situazione, possono attivarsi scambi disfunzionali in cui l’attivazione di cicli viziosi rende più difficile capire la natura del deficit specifico, comprendere i rapporti tra i disturbi dell’apprendimento e il disagio emotivo sottostante, i problemi comportamentali e la gestione degli interventi. La consulenza psicologica e la terapia cognitiva-comportamentale sono interventi utili per prevenire disagi psicologici nell’ambiente scolastico e familiare e per trattare specifici problemi psicopatologici che possono evidenziarsi a seguito di una valutazione psicodiagnostica.